U tuppetto - la trottola Siracusana

La trottola o “u tuppettu”

U tuppetto - la trottola Siracusana

U tuppetto – la trottola Siracusana

Uno dei giochi popolari di derivazione più antica, ampiamente diffuso anche in Sicilia, è quello della trottola.
Così antico che è difficile stabilirne l’origine, dato che sono state rinvenute delle trottole perfino negli scavi di Ur in Mesopotamia. Sono state ritrovate delle trottole perfettamente conservate negli scavi della città di Troia, negli scavi a Pompei, anche nel lontano oriente, in Corea e in Giappone, con molte varianti ludiche!
Nell’Impero Romano era molto diffuso un gioco che si praticava con le trottole, si chiamava turbo, e Catone il Censore consigliava ai genitori di preferirlo a quello dei dadi, perché lo riteneva molto più adatto ai bambini (essendo un gioco di abilità e non d’azzardo).

Giocare in cortile - Melilli Via Calvario - 1980Giocare in cortile - Melilli Via Calvario - 1980

Giocare in cortile – Melilli Via Calvario – 1980

Per quanto riguarda le trottole siciliane, potevano essere di diverse dimensioni, ad esempio c’erano trottole che potevano arrivare anche a 15 cm di altezza!
La punta, in siciliano u pizzu, era fatta di ferro, per questo veniva applicata a caldo alla trottola in legno.
A seconda della forma prendevano il nome di a-ccuculuni, a ppupuluni, a-ttabacchera.
Il primo nome veniva usato nel caso la trottola non avesse in cima il collo in rilievo (chiamato circa), particolare tipico nel siracusano.
Serviva una cordicella (uricedda) con in cima un dischetto di cotone, veniva arrotolata a partire dalla punta per poi tirarla forte tenendo saldamente il dischetto tra le dita. e lanciare la trottola in due modi: o n-sutta, ovvero col lancio orizzontale, o n-supra, dall’alto in basso.
Ci voleva senza dubbio molta abilità, infatti anche molti adulti si univano spesso ai ragazzi in questo gioco, con grande diventimento!

Giocare in cortile - Melilli 1980

Giocare in cortile – Melilli 1980

Uno dei giochi che prevedeva più partecipanti consisteva nel tracciare un cerchio in terra, per poi lanciare dentro ognuno la propria trottola. Quella che per prima smetteva di girare “puzzava” e doveva “sacrificarsi” ed essere lanciata nuovamente in terra, mentre subito dopo gli altri gioctori lanciavano le proprie trottole di punta cercando di spaccarla (questo tiro si chiamava pizzata). Quando la pizzata non riusciva il giocatore veniva a sua volta sottoposto al tiro degli altri. C’era anche la variante dove il vincitore (ovvero il giocatore con la trottola che restava a vorticare più a lungo delle altre) poteva decidere quale avversario sfidare cercando di spaccare la sua trottola con la pizzata.
Altre sfide consistevano nel far girare la trottola nella propria mano per poi trasferirla in terra, i più bravi riuscivano anche a farla girare sulle ginocchia o sulle scarpe!

Anche se questo gioco ormai è conosciuto con le varianti più moderne (trottole non di legno ma in metallo, o le plasticose bayblade per i ragazzini) possiamo ancora trovare in vendita le trottole siciliane della tradizione, grazie ad alcuni artigiani che si impegnano a non far scomparire questo antichissimo gioco, che ha superato millenni di storia e che sicuramente non scomparirà.
Vi invito a comprarne una e ad esercitarvi!
E’ un gioco affascinante nella sua semplicità e giocarci con dei bambini può rivelarsi davvero molto divertente.

Fonte: Luigi Lombardo, La provincia di Siracusa e le Sue tradizioni Popolari, Zangara Stampa Editrice.
Fotografie: Copyright ©‎Nino Privitera

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