Le antiche “fantasticherie” nel territorio siracusano

Leggende e favole.
Parte I

Erano molti gli esseri fantastici e le figure grottesche protagoniste dei racconti popolari tramandati le sera davanti al focolare.
Le favole popolari e le leggende non erano solo destinate ai bambini, ma anche agli adulti che con queste storie rappresentavano al vita della comunità, le loro credenze e le loro paure.
Ma ormai poche persone conoscono i racconti e le leggende che venivano tramandati da generazione a generazione.
In questi articoli vogliamo ricordare quindi la mitologia popolare ed anche i racconti, del territorio melillese e siracusano.

“A Culobbia”: animale mitico simile ad un gigantesco serpente che viveva nei luoghi umidi. Nel melillese si vociferava che vivesse “na cava i l’acqua”, ovvero dove c’è la sorgente d’acqua a Melilli. Anche in altre zone della Sicilia, anche se con nomi diversi, faceva parte dell’immaginario popolare. Viene spesso descritta come un’enorme biscia oppure come un incrocio tra un drago e un coccodrillo. L’invenzione di questa creatura rispondeva probabilmente all’esigenza di evitare che i bambini andassero a fare il bagno in questi laghetti paludosi col pericolo di annegarvi. La sua evocazione, infatti, è sempre stata lo spauracchio dei bambini.

I “cuppuliddi rrussi”: una sorta di folletti o gnomi, burloni e dispettosi, che fedeli alla mitologia del folletto promettevano a chi aveva la sfortuna di incontrarli grandi ricchezze e tesori, ma con l’astuzia raggiravano il poveretto lasciandolo infine a bocca asciutta.
Questi spiriti e folletti pare abitassero in luoghi che oggi si sono scoperti importanti siti archeologici. Luoghi in cui era possibile trovare per caso qualche moneta d’oro o d’argento greca o romana! Erano proprio questi ritrovamenti ad accendere la fantasia popolare e a dare vita a questi racconti di tesori (cunti truvaturi).

I “rronni i casa” o i patruni i loca: ovvero esseri a cui si pagava l’occupazione di un luogo, una casa o un terreno. Questa credenza pare fosse un residuo di antiche credenze pagane derivanti direttamente dalle antiche divinità greche o romane.

“U tignusu”: così veniva a volte chiamato il diavolo, soprattutto in relazione ad eventi sfortunati o fastidiosi. Quando qualcosa non andava per il verso giusto, era stato “u tignuso” il responsabile!

Fonti:
“La provincia di Siracusa e le sue tradizioni popolari” di Luigi Lombardo
Wikipedia

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